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6 Marzo 2024

Proteggere i dati personali nell’era dell’intelligenza artificiale

L’interazione tra Intelligenza Artificiale e la tutela dei dati personali presenta una sfida: da un lato, dobbiamo cogliere i vantaggi offerti dall’AI, dall’altro, affrontare questioni delicate come la privacy, i pregiudizi e la trasparenza.

Privacy e Intelligenza artificiale: il contesto attuale

Gli attuali sistemi di intelligenza artificiale stanno suscitando grande interesse in molteplici settori; in ambito sanitario, per esempio, consentono ai medici di identificare con rapidità e precisione i rischi per i pazienti, facilitando l’adozione di trattamenti più efficaci. Nel settore minerario, i robot guidati dall’AI svolgono incarichi ad alto rischio. Nei servizi finanziari e bancari l’intelligenza artificiale supporta l’analisi in tempo reale delle condizioni di mercato automatizzando i processi decisionali. Infine, nella vendita al dettaglio e negli e-commerce i chatbot conversazionali analizzano le tendenze di mercato e prevedono le esigenze dei consumatori, offrendo un’esperienza d’acquisto personalizzata e soddisfacente.

I recenti avanzamenti nell’intelligenza artificiale hanno sollevato diverse preoccupazioni riguardo la raccolta massiva di dati e la potenziale minaccia di sorveglianza e monitoraggio degli individui. Emergono inquietudini riguardanti la presenza di bias e discriminazioni, insieme a una generale mancanza di trasparenza nei dati utilizzati per allenare gli algoritmi.

È cruciale riconoscere il nostro dovere verso gli strumenti tecnologici che sviluppiamo. I bias, ad esempio, derivano dalle persone che progettano algoritmi e scrivono il codice, riflettendo le disuguaglianze presenti nella società e sollevando questioni sulle disparità che l’AI può perpetuare o addirittura amplificare. È necessario integrare l’intervento umano nei processi basati sull’AI per gestire in modo adeguato gli imprevisti.

Questo è stato recentemente evidenziato da un caso che coinvolge alcuni avvocati di New York, i quali sono sanzionati per aver involontariamente citato casi fittizi generati da ChatGPT in atti legali. Le questioni legate all’AI mettono in luce numerose sfide normative, specialmente per quanto riguarda i sistemi di AI generativa.

Ad esempio, l’Italia ha imposto un divieto temporaneo a ChatGPT, accusando OpenAI di raccogliere illegalmente informazioni personali. Analogamente, Google Bard ha incontrato ostacoli per il suo lancio europeo, a causa della mancata risposta di Google alle preoccupazioni relative alla privacy sollevate dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati.

Il problema della privacy nell’era dell’AI

Negli ultimi anni, l’attenzione sulla privacy dei dati si è intensificata, alimentata da importanti controversie legali che coinvolgono i giganti della tecnologia nella Silicon Valley, dalla crescente preoccupazione pubblica e dall’adozione leggi epocali implementate a livello globale. Tali sviluppi evidenziano l’importanza e l’urgenza di affrontare questo tema.

Nonostante siano state introdotte normative dettagliate sia a livello nazionale che internazionale per proteggere i consumatori e i loro dati, bisogna riconoscere che queste regolamentazioni sono state formulate in un’epoca precedente all’AI e potrebbero non aver completamente previsto le profonde implicazioni derivanti dalla rapida evoluzione di questa tecnologia.

Il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), rappresenta il più avanzato quadro normativo a livello internazionale per la tutela della privacy. Si applica a ogni individuo all’interno dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, imponendo rigide responsabilità a coloro che gestiscono i dati.

Titolari e responsabili del trattamento dei dati devono rispettare e applicare i principi fondamentali della privacy nell’elaborazione delle informazioni personali.

Il paradosso della privacy con l’intelligenza artificiale

Nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale vengono utilizzati algoritmi di Machine Learning per supportare decisioni autonome e adattarsi ai cambiamenti in assenza di istruzioni umane dirette. Per alimentare questi algoritmi è necessaria una costante richiesta di dati personali che solleva preoccupazioni sulla loro provenienza, archiviazione e sul loro accesso. Questi mettono a dura prova le leggi tradizionali sulla protezione dei dati.

Inoltre, l’AI ha la capacità di analizzare dati e ricavare informazioni sensibili come la posizione geografica, le preferenze personali e le abitudini di vita degli individui, aumentando ulteriormente le preoccupazioni sulla privacy. Questo espone gli individui a rischi di divulgazione non autorizzata dei propri dati personali, insieme ai pericoli di furto d’identità e sorveglianza non giustificata.

Il ruolo chiave del garante della privacy nell’AI

Con il crescente riconoscimento dell’importanza delle considerazioni etiche nello sviluppo dell’AI, è fondamentale che i leader del settore e le grandi aziende tecnologiche assumano la propria responsabilità e comprendano le implicazioni dell’utilizzo dei loro strumenti sulla privacy.

Il recente intervento del Garante della Privacy italiano nei confronti di ChatGPT di OpenAI ha sollevato importanti questioni riguardanti l’assenza di una regolamentazione internazionale sull’intelligenza artificiale. Questo caso ha messo in luce non solo l’importanza di fornire informazioni adeguate agli utenti e di avere una base legale solida per il trattamento dei dati personali, ma anche le implicazioni di pratiche di sviluppo dell’AI che non considerano pienamente le questioni di privacy e affidabilità.

Questo episodio sottolinea la necessità di una cooperazione internazionale e di regole condivise nella regolamentazione dell’AI, al fine di garantire uno sviluppo e un utilizzo responsabili e trasparenti, nel rispetto dei diritti degli individui.

La risposta di OpenAI, che ha accettato l’obbligo di confrontarsi al GDPR attraverso la nomina di un rappresentante nell’UE, dimostra le complessità nell’assicurare che le tecnologie di AI rispettino le normative locali pur operando in un contesto globale.

Risulta necessario sviluppare un quadro normativo armonizzato che possa guidare in modo etico e responsabile lo sviluppo dell’AI a livello mondiale.

Guida al ruolo dell’AI Act

L’AI Act rappresenta un’iniziativa innovativa nell’ambito legislativo, che mira a regolare l’impiego dell’AI all’interno dell’Unione Europea. Questo atto legislativo intende istituire un quadro normativo che garantisca sicurezza e fiducia nell’utilizzo dell’AI, promuovendo al contempo l’innovazione e il rispetto dei diritti fondamentali.

Una caratteristica chiave dell’AI Act è la distinzione tra vari livelli di rischio associati ai sistemi di AI, con un approccio basato sul rischio; ciò significa che i requisiti imposti ai fornitori di sistemi di AI saranno proporzionali al grado di rischio che questi sistemi rappresentano per i diritti e la libertà delle persone.

Il testo prevede divieti per alcune applicazioni di AI considerate inaccettabili a causa dei loro rischi per i diritti dei cittadini e i principi democratici, come i sistemi di sorveglianza di massa invasivi.

La legge sull’AI enfatizza anche l’importanza della trasparenza per i sistemi di AI utilizzati a fini generali, assicurando che gli utenti siano consapevoli dell’interazione con tali sistemi e comprendano le basi delle decisioni adottate.

Per favorire l’innovazione, l’AI Act incoraggia lo sviluppo di sandbox regolamentari, permettendo alle startup e alle PMI di testare le loro innovazioni in condizioni reali, ma all’interno di un contesto regolamentato che garantisce sicurezza e conformità legale.

Infine, l’introduzione di sanzioni significative per la non conformità sottolinea la determinazione dell’UE a garantire che l’innovazione nell’AI non avvenga a spese dei diritti fondamentali e dei valori etici.

 

Fonte: Indigo (https://indigo.ai/it/blog/privacy-ai/)

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